di che cosa? di corsa sicuramente, ma io preferisco chiamarlo un viaggio lungo: 71,1 i km di ieri, ma iniziato oltre 4 anni fa quando per la prima volta ho detto "vado a correre". E da allora, gradualmente sono passata attraverso le ore in pista, le gare di montagna, i 10km, le staffette, le mezze maratone, le maratone, e da ieri... ultramaratone.
Non ho mai parlato di ultramaratona nei miei post, né c'era intenzione di farne per ora; fino alla scorsa estate era solo una possibilità proposta in una locandina nella lista "prossimamente". Poi, istintivamente, al momento di "decidere", ripensando ai lunghi allenamenti e alla fatica estiva, alle continue prove a cui ho sottoposto il mio fisico uscendone sempre rinvigorita, al fatto che comunque sentivo dentro che il mio corpo, le mie gambe avrebbero potuto reggere anche oltre i 42 (la consapevolezza-quasi certezza dopo Berlino, dove ho concluso senza troppo dispendio di fatica) e non da meno le insistenze di Dave che l'avrebbe fatta anche lui con me, allora... decisione presa. Iscrizione fatta. Qualche giorno prima iniziano i dubbi, ma ormai una volta iscritta io di solito non mi tiro indietro...
sveglia prestissimo, per essere a Marano Lagunare alle 6 dove ho appuntamento con Dave, e partenza alle 6,30 verso Buja. Allo stadio siamo circa una 50ina, saluto Luca e Gerardo, e con l'esperto Dave organizzo l'abbigliamento... correre oltre 68 km con un tempo atmosferico caratterizzato da pioggia, vento e freddo e la possibilità di un cambio richiede una gestione oculata... Mi fa mettere una crema, dice che serve per proteggere le gambe dal freddo. Eseguo le indicazioni... un po' frastornata. Freddo, tanto freddo. Ci vuole il cappello, purtroppo, e sotto al cappello anche una fascia per le orecchie. No, i guanti no, tanto si bagnano e poi le mani congelano. La spunta. Sincronizzazione del Garmin. Ivan Cudin che gira fra gli atleti, e che poi, sotto l'ombrello, dà il via. Al 31° km a Zugliano il primo traguardo volante, tutto bene. Decido di tenere gli stessi vestiti, la pioggia non cala, quindi non ha senso mettersi nulla di asciutto. Ma tolgo l'orologio dal polso, mi ha fato gonfiare la mano, e mi dà fastidio. Si riparte. I km si susseguono, regolari, veloci, sicuri, consolanti... chiedo a Dave di dirmi solo il tempo della Maratona, al 42°... 44... 50... 58... 60... 64... poi i cartelli non si vedono più, i km del Garmin di Dave continuano ad aumentare... 69... 70... arriviamo a 71,1 con grande entusiasmo ed emozione. Trionfanti.
pre-gara: ce la farò? chi lo sa, ma provarci non costa nulla, al limite mi fermo al 32° e mi faccio portare a marano. Mal che vada, ho fatto un lungo con i ristori. Ma dopo i 42 come sarà? avrò ancora fiato per proseguire? e soprattutto avrò la capacità mentale di non mollare? ci sarà ancora la forza fisica?
gara: dopo una partenza davvero anonima, il freddo e la pioggia come cornice, ci avventuriamo verso il mare. Corriamo sempre, attraversando boschi e prati, il fondo cambia continuamente, saliscendi, numerosissime le pozze d'acqua. Mi concentro sulle goccioline che cadono dalla visiera del cappello, ascolto Dave che mi racconta delle sue gare, delle sue corse, dei suoi viaggi, non guardo mai i km e gli chiedo di non dirmi nulla, non voglio sapere, voglio correre, sentirmi correre. Riconosco qualche tratto di questo percorso, la mezza di Buja, qualche non competitiva, qualche allenamento sull'ippovia. Uscire sull'asfalto a Udine mi toglie la concentrazione, sulla strada si corre in fila indiana, siamo un gruppetto di 4 che più avanti si sfalderà, purtroppo. Rientro nella natura, nel silenzio. Ascolto, parlo anch'io, e intanto ascolto anche il mio corpo, che mi manda segnali positivi, ma fino al 42 non sono preoccupata. E' il post-42 che mi mette un po' in ansia...
hic sunt leones... Ma non ho trovato i leoni. Ho trovato invece una diversa dimensione della corsa, dove il tempo non ha importanza, se non relativamente; dove il tuo corpo segue le indicazioni della mente e prosegue fluido, senza incepparsi, gli ingranaggi funzionano e sembra che ciò che stai facendo sia davvero naturale, che il "pieno" di allenamenti, di sport, di fatica, di preparazione mentale che hai fatto ti basterà portandoti al traguardo. Ogni cartello era un piccolo traguardo, ogni 2 km in più una vittoria. La foto solo al 60°, simbolica. La parte più difficile è stata veder soffrire Dave dal 48° km in poi per un dolore al ginocchio. E' stata la parte più silenziosa, quasi mistica; nessuno parlava, io sentivo la sua sofferenza, ma nulla potevo fare se non soffrire con lui in silenzio, rispettando i suoi tempi. Non so come abbia potuto resistere fino alla fine, davvero un grande... Poi le chiacchiere sono ricominciate, segnale che la sofferenza si era calmata, o che un compromesso c'era stato. Dave inizia ad entusiasmarsi, siamo vicini all'arrivo. Ci togliamo i giubbini, arriviamo in bella progressione e la foto ci riprende a braccia alzate. All'arrivo ad aspettarci c'è tanta gente, baci abbracci, dimostrazioni di affetto. Entriamo nella Vecchia pescheria per le borse e ci prendiamo un applauso... non sono particolarmente provata, certo sono stanca, ma riesco a camminare bene, a ridere, a scherzare, a raccontare... come adesso.
Finisco con le parole, anzi la poesia, che Dave mi ha dedicato e che mi hanno commossa:
non ha mai ceduto nemmeno un momento !!!!
una tenacia da vendere...
una concentrazione unica...
una semplicità e una leggerezza nei movimenti invidiabile...
sono contento di averti corso accanto e avere trovato una degna compagna di viaggio...
non ho detto tutto sicuramente, ma davvero è difficile dare un contenitore a sensazioni che vanno oltre, ultra...
Un plauso all'organizzazione impeccabile, ai ristori sempre molto graditi e alle persone cariche di tantissima umanità che ci hanno accompagnati in questo viaggio.
Il pensiero rivolto a chi corre con me ma non corre.
Buone corse!
P.S. i numeri al
link