
25° km, qui inizia la mia Maratona. Fin qui ho corso sempre in compagnia, tanti podisti attorno che chiacchierano, che si raccontano... che raccontano di questo turning point del 25°, dopo il quale è tutto più semplice. Uno sguardo al crono mi conferma che sono regolare, affronto la salita e mentre corro mi guardo attorno. Mi trovo in un paesaggio che mi piace definire incantato, a destra e a sinistra alberi, non molti, spogli, che con la straordinaria luminosità della giornata lasciano intravedere la pianura che dolcemente digrada, e in lontananza il serpentone colorato dei podisti che scompaiono ad un certo punto inghiottiti dalla discesa. Non sento molta fatica, sono contenta di essere arrivata a quel punto con tanta regolarità, e dopo il ristoro riprendo a correre, per molti km da sola, senza nessuno attorno. Momenti straordinari. Una lunga strada stretta che si snoda con dolci curve, numerosi saliscendi, che mi rallentano un po'... al trentesimo sono ancora regolare, sono contenta, e corro sola. Non mi dispiace, anzi mi rendo conto che per quanto mi abbiano fatto compagnia le chiacchiere degli altri, ora questa solitudine mi ripaga, corro per me stessa, mi sento correre e mi sento libera. Sono contenta perchè i kilometri scorrono, le gambe vanno, il respiro è regolare e la mente controlla tutto con la massima efficienza, in una sinergia impeccabile. al trentaseiesimo avverto che sto rallentando leggermente, il paesaggio si sta trasformando, ci si avvicina alla città. dal trentottesimo inizio a vedere i podisti che fanno i conti con i crampi, molti camminano, io corro, posso fare solo questo per arrivare... so che il crono non sarà niente di speciale, so che la preparazione a questa maratona non è stata oculata nè regolare, quindi mi accontento. e corro. al quarantesimo mi rendo conto che la medaglia sarebbe stata mia, ma non so perchè... rallento un po'.
Riporto le parole che ho scritto a caldo, a commento di un sms ricevuto:
"ho guardato attentamente i tempi
ufffffff
ma come si fa a rallentare così al 40???
ma che importa
ho corso una splendida maratona, e mi sono riconciliata (è come quando qualcuno dice "ho bisogno di staccare".... io lo faccio correndo)
Sono felice di aver corso un'altra maratona, non ha importanza il tempo finale, ha importanza la medaglia, che, come ho detto in altra sede... è solo la punta dell'iceberg...
Ho corso anche per chi non può.
Ma non posso limitarmi a parlare solo di me.
Quando si legge: "Maratona di Reggio Emilia, fatti coccolare, come al solito" non è uno slogan buttato lì per attirare i podisti, non sono solo parole. E' una realtà che ho toccato con mano. Al di là dell'impeccabile organizzazione tecnica, logistica, ristori sempre forniti, docce calde, possibilità di pranzo e cena a 4 euro in un posto accogliente, assistenza eccezionale, calore degli organizzatori, comodità a livello di accoglienza della città... c'è fortissima la sensazione di essere una persona e non un pettorale, la sensazione che chi ci accoglie lo fa con il cuore, la sensazione che tutto viene organizzato per te, agnese, che corri anche con un crono di 4 ore e 20, che quando arrivi ti mettono la medaglia al collo, poi ti passano un asciugamano asciutto perchè tu, agnese, ne hai bisogno, ti accompagnano per un tratto (ecco il motivo della foto che ho scelto), e la sensazione che tu, Agnese, sei l'ospite d'onore... questa è la Maratona di Reggio. Ci ho lasciato il cuore. Tornerò.
Grazie a Filippo per la foto.
Buone corse!!!